L’ISPIRATORE

Relitti. Spettri di macchine le cui grigie chiglie erano appena intubili a occhio nudo, nel gioco di luci ed ombre creato dal piccolo mondo roccioso che biancheggiava sullo sfondo come un teschio butterato. Aleggiavano, silenti ammassi di metallo, in orbita attorno al pianeta, avvinghiati disperatamente ad esso, unica ancora di salvezza nel loro viaggio senza fine.
Oltre mille navi enormi. Erano i resti di due spaventose flotte che si erano affrontate in uno scontro terrificante, dieci secoli prima, durante la Guerra Fratricida tra gli uomini. Molte astronavi erano spezzate in più tronconi, con i rottami che volavano attorno al relitto principale come locuste di acciaio; altre erano pressocché intatte nonostante il gelo dello spazio avvinghiasse le loro chiglie e crepasse gli scafi che un tempo avevano viaggiato potenti tra le stelle. Kail di Proxima mosse con attenzione la Ragazza di ferro tra i rottami. Ogni minuscola scheggia di metallo era pericolosa come un piccolo proiettile e i relitti ruotavano su sé stessi con traiettoie ripetitive ma difficilmente calcolabili e quindi pericolose. Il Cacciatore di Taglie era atterrito e allo stesso tempo affascinato dalle dimensioni gigantesche di quelle corazzate che ricordavano nella forma le enormi mante che vivevano nell’unico oceano di Proxima. Le guerre che la sua gente aveva combattuto negli ultimi secoli erano state poco più che scaramucce con i Denniz e i Sentoriani. In quelle battaglie per il controllo di rotte commerciali più favorevoli verso il cuore della Galassia e i ricchi mercati delle Spirali vicine, erano state impiegate navi di media dimensioni, come la sua. Nemmeno la marina da guerra dell’Impero Hellano possedeva astronavi così grosse, certamente non le aveva la Federazione di Proxima la più potente Nazione umana, che si serviva dei Cacciatori di Taglie per amministrare la giustizia negli spazi siderali tra i suoi pianeti e li inquadrava nell’esercito quando scoppiava una guerra.
Tutte quelle zuffe sembravano insignificanti di fronte alle tremende macchine di morte che galleggiavano intorno a quel mondo senza nome. Kail sapeva a chi appartenevano quelle astronavi che avevano combattuto la più terribile guerra nella storia dell’umanità, quando i bombardamenti planetari e i saccheggi avevano spazzato via la vita da centinaia di colonie fiorenti. Quelle astronavi erano state costruite e armate dall’Impero di Tellus che un tempo aveva dominato su tutti i mondi umani e che che ancora esisteva al di là della Desolazione, chiuso in un volontario isolamento. Ancora le sue navi pattugliavano quella porzione di spazio e potenti satelliti scandagliavano quel confine naturale ascoltando tutto ciò che accadeva nelle sue antiche province ribelli. Erano tante le leggende che circolavano sugli abitanti dell’Impero. Si diceva addirittura che avessero scoperto il segreto dell’immortalità. Cosa sarebbe accaduto se, un giorno, quelle astronavi a forma di manta avessero nuovamente attraversato la Desolazione per riconquistare le antiche provincie ribelli? Kail rabbriviì al solo pensiero, toccando istintivamente i sofisticatissimi organi visivi hi-tech che rimpiazzavano i suoi occhi.
Il Cacciatore di Taglie scandagliò la distesa di relitti con i sensori della sua astronave, un robusto incrociatore Asturiano sul quale aveva speso milioni di crediti per sofisticate migliorie agli armamenti, ai motori, agli scudi e ai sensori. Fortunatamente sapeva dove cercare altrimenti avrebbe impiegato giorni per districarsi in quell’ammasso di rottami. L’uomo che gli aveva dato l’incarico era stato preciso. “L’ammiraglia è almeno il doppio delle altre, non puoi sbagliarti. Dovresti trovarla verso l’esterno del campo di detriti”
Lo scanner della Ragazza di Ferro individuò la massa più grande del campo di detriti, un’enorme relitto di metallo lungo almeno due chilometri. Kail diresse la sua nave verso il colosso che galleggiava, effettivamente, defilato rispetto al grosso dei relitti. Quando la Ragazza di Ferro fu vicina al gigante, Kail trasalì: la nave era spezzata in due e tutta la prua era sparsa per chilometri in piccoli frammenti fluttuanti nello spazio. In origine doveva essere stata lunga almeno il doppio ed era alta come un palazzo di trenta piani.
Un mostro di acciaio e tecnologia, avvolto dal gelo dello spazio. Sulla fiancata i fari della Ragazza di Ferro illuminarono le ultime lettere di una scritta consumata: Anania. Quel nome, in molti dialetti degli uomini significava Discordia.
Attivò lo scanner orbitale della Ragazza di Ferro. In una mezz’ora di lavoro il computer di bordo, un gingillo da trecentomila crediti della Federazione, creò un’immagine 3D in scala del relitto che apparve in mezzo alla cabina di pilottaggio. Un software sovrappose quell’immagine virtuale agli schemi tecnici dell’Anania che gli aveva fornito il suo datore di lavoro. Il calcolatore impiegò alcune decine di minuti confrontando ogni corridoio, oblò e possibile arredo. Calcolò i danni suibiti, il tempo in cui la nave era rimasta nello spazio e quanto il gelo e il continuo ruotare su un asse molto decentrato avesse potuto influire sulle strutture del relitto, applicando le variazioni supposte al modellino virtuale che stava creando. Alla fine il computer ricavò una mappa tridimensionale con una tolleranza del 64,59%.
“Non è molto ma deve bastare”. Kail indossò il casco e i guanti per la realtà virtuale e attivò il drone da esplorazione.
Posizionò l’astronave in un’orbita fissa attorno all’Anania e cominciò a guidare il robot. I sensori della Ragazza di Ferro erano posizionati su massima allerta. Il sistema doveva essere disabitato ma pirati e sbandati infestavano la Desolazione, soprattutto in quella zona dello spazio, lontana dal confine dell’Impero.
Il drone uscì dalla prua della Ragazza di Ferro. Assomigliava a un grosso sigaro di metallo pieno di luci e pannelli radar. Attivando la realtà virtuale Kail vide lo spazio come se si fosse trovato all’interno del drone. La rappresentazione era così reale che mentre si avvicinava all’enorme relitto troneggiante, il Cacciatore di Taglie sentì un brivido percorrergli la schiena. Addirittura, utilizzando i sensori di poppa del drone, poteva vedere la sagoma oblugna e irta di antenne e cannoni della Ragazza di Ferro come se fosse stato lui stesso nello spazio. Kail ingoiò una pastiglia di kark, una mistura di anfetamine, nicotina e droghe sintetiche che lo aiutava a concentrarsi.
Si immerse nella mostruosa gola di metallo che era il relitto. Anche a mille anni dalla sua distruzione, secoli passati nel gelo cosmico, il mostro manteneva un fascino sinistro, con in cannoni che ancora puntavano bocche spente su un nemico ormai scomparso. Il drone entrò dall’ampio squarcio a tribordo che aveva spezzato in due la nave. Seguendo la mappa tridimensionale Kail lo guidò per corridoi bui e silenti, illuminati solo dai fanali del drone. Detriti di ogni genere galleggiavano per quelle stanze scure: pezzi di metallo, cibo, cadaveri deformati dalla depressurizzazione e dal gelo che aveva loro congelato il sangue nelle vene, ma conservati nel vuoto spinto che si era sostituito all’atmosfera artificiale. La maggior parte dei corpi erano irriconoscibili ma uno colpì Kail: il suo volto era esploso ma, incredibilmente, una parte del teschio fluttuava ancora ai lati del tronco come a non volersene separare. L’uniforme nera era appena sgualcita e si vedevano perfettamente, sul cuore, le Tre Lune e il phy fatto di stelle, simbolo dell’Impero. Kail conosceva quello stemma che si trovava ancora in qualche antico edificio dei mondi della Federazione, sfuggito alla furia iconoclasta seguita alla Guerra Fratricida. L’Impero, riflettè, era una presenza inquietante nella galassia umana: come uno spettro albergava nelle paure degli uomini, distante eppure dannatamente vicino. Il Cacciatore di Taglie non resistette alla tentazione di ordinare al braccio telescopico del drone di recuperare la mostrina col logo dell’Impero. Collezionava cimelii e quello era un pezzo originale di mille anni prima. Nella foga, ottenebrato dal kark, Kail guidò il braccio maldestramente e il corpo, congelato da secoli, si sgretolo al contatto col drone. La targhetta si perse nello spazio circostante, avvolta dal buio oltre il fascio di luce emesso dal drone.
“Maledizione!”. Imprecò Kail. Era un professionista e quella piccola debolezza l’aveva rallentato già a sufficienza. Guidò il drone verso la sua meta.
Sbagliò più volte strada ma alla fine individuò gli alloggi ufficiali, posti al quarto livello, rallegrandosi che non fossero scomparsi con la prua della nave. Tutto era avvolto in un silenzio irreale. Finalmente trovò l’alloggio del comandante. Era una stanza sobria che aveva quadri veri alla parete, ancora visibili sotto un sottile strato di ghiaccio. Il tavolino tondo era ancora fisso al pavimento. C’erano vesti e carte che fluttuavano ovunque. Non fu difficile per Kail individuare la cassaforte incassata nella parete. Era ancora chiusa. C’era un laser sul drone e Kail lo usò per fondere la serratura che sfrigolò nel gelo al contatto con la fonte di calore. All’interno c’erano supporti magnetici per computer, un formato non più in uso, che comunque Kail prese col braccio telescopico del drone. Individuò anche il suo obiettivo, un parallelepipedo di carta e cartone.
Un libro.
Esistevano ancora libri negli archivi dei Mondi Esterni, anche se molti preferivano i video-libri e quindi i testi cartacei erano divenuti oggetti da collezionisti. Kail si era stupito che un funzionario della Federazione lo pagasse un milione di crediti per un oggetto del genere.

Era stato avvicinato dal burocrate due mesi prima, in una bettola di Kiloy, un mondo periferico rifugio di giocatori d’azzardo e contrabandieri. Il Cacciatore di Taglie si trovava sul quel pianeta freddo e scosso dai venti proprio per cercare un contrabbandiere, condananto a morte dalla Federazione. Il locale ospitava probabilmente tutte le più bizzarre creature della galassia. L’umano si era seduto al suo tavolo senza chiedergli il permesso, osservandolo con occhi bonari incassati nel pingue volto rubizzo.
“Sei tu Kail di Proxima?”. Aveva chiesto con voce cupa. Vestiva elegantemente, con una tunica argentata e preziosi anelli alle mani. Sulle prime Kail aveva pensato che l’uomo fosse un pazzo ad entrare in quel posto vestito da damerino. Poi aveva notato i quattro grossi droidi da combattimento che scortavano l’uomo. Sulle loro armature lucenti spiccavano i Due Soli di Proxima. Era al cospetto di un alto funzionario della Federazione.
“Sono io”. Aveva risposto.
“Bene. Io sono Darkoo, del Dipartimento della Cultura della Federazione. Ho un incarico per te”.
“Chi devo uccidere?”.
“Nessuno, questa volta!”. Aveva sorriso “Devi recuperare un oggetto e portarlo a Proxima”.
“Perchè il governo si scomoda tanto per una missione così stupida?”.
“L’oggetto è stato individuato in un relitto che si trova nella Desolazione”.
Kail si era sistemato meglio sulla sedia. La Desolazione era un luogo inquietante ma ricco di oportunità. Tutti gli uomini della galassia sapevano cos’era, molti la temevano, altri la sfruttavano per i loro loschi piani. Centinaia di parsec di mondi resi inabitati da una lunga guerra. Oltre la Desolazione, l’Impero. Un mondo di uomini così diversi da loro che in pochi avevano visto e che tutti temevano.
“Vi costerà parecchio: secondo i trattati nessuna nave della Federazione può entrare nella Desolazione, salvo un’autorizzazione ufficiale del governo”.
“Non c’è problema. Avrai denaro e salvacondotto”.
Non aveva fatto troppe domande quando la somma pattuita era stata versata sul suo conto corrente.

Caricò il libro sul drone e uscì in fretta dal relitto. Doveva mettere al sicuro la merce. Poi sarebbe tornato all’interno per razziare tutto ciò che si poteva da quel relitto. Quando il sigaro di metallo entrò nella chiglia della Ragazza di Ferro, Kail si rilassò. Scollegò la realtà virtuale e si concesse un attimo di relax. La Ballata dei metalli risuono poderosa e triste nell’abitacolo. Era l’unico canto conosciuto in tutti i mondi degli uomini. Si diceva fosse l’antico inno delle colonie ribelli, durante la Guerra Fratricida.

Fu allora che i sistemi diagnostici della nave identificarono un problema. Il drone era guidato dalla nave tramite un segnale radio ad altissima potenza che possedeva una serie di schermature di base. Kail aveva inserito un sistema diagnostico, acquistato da un mercante di schiavi sentoriano per trecentomila crediti, che controllava tutto il campo elettromagnetico attraversato dal segnale per evitare che qualcuno tentasse di forzare i codici di accesso e potesse intromettersi sulla stessa frequenza, prendendo il controllo del drone o leggendo i dati che inviava alla nave. Questa volta l’intromissione era stata appena percettibile, poco più che un disturbo radio che era durato pochi nanosecondi. Eppure il computer l’aveva registrato, indicandolo al Cacciatore di Taglie.
“C’è qualcuno! Ed è dannatamente bravo”. Kail attivò tutte le armi e i sistemi di difesa della nave. I sensori scandagliarono milioni di chilometri alla ricerca della fonte di disturbo, senza trovare nulla. “Per i due Soli! Da dove viene questo segnale!?”. Finalmente, i potenti sentori della Ragazza di Ferro individuarono un ammasso di acciaio in mezzo ad altri corpi di metallo, con un minuscolo campo elettrico, talmente piccolo da essere sembrato un’anomalia nelle precedenti scansioni e che si era rivelato per ciò che era solo ai potentissimi e costosissimi sistemi di difesa passiva della Ragazza di Ferro.
Un satellite spia.
“L’Impero!”. Kail rabbrividì. Non v’era dubbio che fossero loro: i pirati non avevno simili dispositivi e nemmeno Proxima li possedeva. Forse i Sentoriani potevano produrre qualcosa di così sofisticato, ma non avrebbero mai osato entrare nella Desolazione che l’Impero considerava comunque territorio umano.
“Cosa vuole l’Impero?”. I governi dei Mondi Esterni erano convinti che Tellus spiasse solo le porzioni di Desolazione prossime al suo confine. Evidentemente, però, la Sagitta, il temuto servizio segreto imperiale, aveva piazzato un satellite spia anche laggiù. Improvvisamente lo spazio solitario, dove si era sempre trovato a suo agio, gli sembrava ostile.
Un nuovo segnale di allarme apparve sul quadro strumenti. “Droni da guerra!”. Il satellite aveva intercettato la scansione della nave di Kail e stava prendendo le contro misure necessarie. Evidentemente l’Impero non voleva che qualcuno scoprisse la sua presenza in quel quadrante.
Piccole ogive di metallo lucente si stagliarono sul buio cosmico, puntando con decisione la nave del Cacciatore di Taglie.
Kail attivò i motori alla massima potenza per allontanare la nave dal piano dell’ecclitica e raggiungere il più velocemente possibile la distanza di sicurezza dal pianeta per lanciarsi a velocità tachionica: non voleva rimanere in quel sistema un minuto di più col rischio di venire attaccato da un vascello imperiale.
Mentre il computer effettuava i calcoli per il salto nell’iperspazio, una trentina di droni si mise in rotta di intercettazione, guadagnando rapidamente terreno. Spararono fasci di particelle ad alto potenziale.
SCUDI AL 60%.
“Maledizione”. I propulsori tachionici sottraevano energia alle armi e ai deflettori. Kail rispose al fuoco con alcuni siluri che mancarono il bersaglio. Un’altra bordata centrò la chiglia della nave. SCUDI AL 49% ALLARME ROSSO.
Kail osservò febbrilmente il monitor di stato dei motori tachionici.
APPROSSIMAZIONE ROTTA: 92%. POTENZA PROPULSORI: 95,89%.
Il Cacciatore di Taglie decise che doveva bastare e diede il comando. Percepì la vibrazione dei motori che facevano vibrare le stringhe della materia combustibile sino far loro assumere lo stato di tachioni, particelle, muovendosi a velocità iper-luce, avrebbero trascinato la nave nell’iperspazio. Avertì la leggera sensazione di vertigine mentre la nave abbandonava lo spazio reale ed entrava nell’iperspazio.
Quando la Ragazza di Ferro emerse dall’iperspazio, tutti gli allarmi suonarono all’unisono. A causa dell’approssimazione dei calcoli, la nave era emersa dall’iperspazio molto vicino a un gigante gassoso. Il terribile campo magnetico del pianeta stava catturando l’astronave. Kail fu abile a mantenersi freddo. Spense ogni sistema non necessario ed espulse tutto il carico, salvo il prezioso volume. Diede così tutta l’energia ai propulsori sub-luce. Fu fortunato a sganciarsi dall’abbraccio mortale del mostro di gas appena un attimo prima che fosse troppo tardi.
Finalmente libera, la Ragazza di Ferro si allontò da gigante verso una zona più sicura. Kail impiegò alcune ore a determinare la sua posizione e calcolare la rotta verso il punto di rendez-vous con il suo compratore.
Quando vide la forma oblunga di un grosso incrociatore della Federazione, Kail sorrise. Fu autorizzato ad attraccare a uno dei ponti di tribordo e dopo pochi minuti un uomo chiese di salire a bordo. Kail aprì il portello e si trovò davanti Darkoo, disarmato. Kail lo fece accomodare nel piccolo salottino a poppa della nave. Gli versò il jahal, un liquore aromatizzato molto pregiato, ricavato da alcuni lombrichi che vivevano nei deserti di Proxima.
“Hai recuperato il libro?”. Chiese Darkoo, senza preamboli.
“Certamente”. Kail si diresse alla cassaforte della nave dalla quale estrasse il volume, custodito in una teca che riproduceva il vuoto spinto in cui era rimasto immerso per secoli. “E ho fatto anche un’altra scoperta interessante”. Aggiunse porgendogli il libro. Darkoo lo esaminò con la sofisticata protesi che aveva nel braccio destro, probabilmente in grado di eseguire piccoli controlli sulla integrità del manufatto.
“Di cosa si tratta?”.
“Di sicurezza nazionale, direi. Ma te lo dirò solo, quando mi avrai tolto una curiosità”.
L’uomo non si scompose: l’universo si reggeva sulla trattativa. “Cosa vuoi sapere?”.
“Perché il governo federale è così interessato a questo libro”.
Il funzionario ridacchiò. “Kail di Proxima, mi avevano detto che sei ossessionato dai misteri! Comunque hai fatto un buon lavoro. Spero che la tua scoperta sia all’altezza di ciò che sto per dirti”. Il tono era vagamente minaccioso.
“Giudicherai tu stesso”.
“Va bene. Alcuni mesi fa venimmo a sapere da un mercante che era finito fuori rotta dell’esistenza del campo di detriti. Inviammo alcune sonde e ci rendemmo conto di trovarci di fronte ai resti di uno scontro della Guerra Fratricida. Individuammo l’ammiraglia ribelle, l’Anania, grazie ad alcuni documenti di archivio”.
“Questo cosa c’entra col libro?”.
“I comandanti ribelli portavano sempre con sé un libro, che chiamavano L’Ispiratore”.
“Non conosco questa storia”. Considerò Kail.
“Infatti è poco nota. L’Ispiratore era un testo antichissimo, che si credeva scritto sul mitico mondo di origine dell’umanità. Era considerato sacro dalle colonie che lottarono per l’indipendenza dall’Impero. Purtroppo, le guerre tra le colonie che seguirono alla pace con l’Impero fecero dimenticare questi grandi principi e l’Iconoclastia distrusse tutto ciò era legato all’Impero, comprese le biblioteche ove questi libri erano custoditi. Dell’Ispiratore restarono solo pochi frammenti sparsi. Furono anni bui ma ora recupereremo ciò che guidò la mano dei nostri padri e lo utilizzeremo per far nuovamente grandi i nostri mondi. Sei soddisfatto? Ora dimmi cosa hai scoperto”.
“Voglio sapere il titolo del libro”.
“Prima dimmi cosa hai scoperto”. Darkoo Sorrise. La trattativa era la linfa vitale dell’universo. Kail raccontò del satelli te spia e il funzionario della Federazione restò alcuni secondi in silenzio, le mani giunte al petto. “Occorrerà intensificare i controlli al confine. È la prima volta che scopriamo un’installazione imperiale così vicina al nostro territorio. Hai fatto un grande servizio alla Federazione”.
“Ora vuoi dirmi come si chiama questo libro?”.
“Certamente”. Sorrise Darkoo. “Si intitola il Principe, l’autore è Niccolò Macchiavelli”

AUTORE – GABRIELE
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