Il potere del Comando

Il soldato bussò due volte ed entrò.
L’uomo che lo stava aspettando si alzò di scatto poggiando le mani sul tavolo scuro e lo apostrofò con tono urgente “Quali notizie, mio buon amico?”
Il soldato chiuse la porta dietro di sé; l’altro, guardando l’espressione dipinta sul suo volto, lentamente, con un sospiro, tornò a sedersi.
“Mi dispiace, mio lord, ma non porto nessuna buona notizia”
“Siediti e raccontami tutto”
Il soldato si sedette pesantemente sulla sedia libera di fronte al tavolo. Il lord davanti a lui, i capelli più grigi di quanto ricordasse, le rughe più profonde sul suo volto, riempì due calici di vino scuro.
“Gli eserciti dell’ovest stanno definitivamente avanzando guidati dal bastardo di Greytower”
“Quali bandiere con lui?”
“La rosa dei Lancel, il leone dei Nest, voci parlano di un possibile accordo con la flotta delle Isole Bianche”
“Maledizione!”
“Se la flotta delle Isole entrerà nel Golfo del Sole saremo stretti in una morsa senza uscita”
“Lo so, dannazione, lo so!” il lord colpì il tavolo con un pugno che fece tremare i calici.
Il soldato continuò a fissare il suo signore, indeciso se proseguire o meno con le brutte notizie, ma lui lo precedette.
“Finora hanno risposto al nostro appello di fedeltà i Markeer del sud e i Sender delle montagne, ma anche se i loro eserciti si unissero domani stesso al nostro, potrebbe non essere sufficiente… o già troppo tardi… se solo arrivasse una risposta da Vancer…”
A quel punto il soldato non poté più attendere oltre “Mio signore… ho incontrato personalmente il messo di Lord Vancer mentre tornavo in città”.
Il lord alzò su di lui uno sguardo colmo di sospetto “Ha parlato con te senza neppure entrare al castello?”
“E’ fuggito subito dopo aver riferito il messaggio del suo Lord, Signore. Lord Vancer non si unirà a noi nella resistenza contro gli usurpatori”.
Il soldato vide la rabbia salire e poi scomparire dagli occhi del suo re, lasciando in lui solo una pesante e definitiva stanchezza.
“E’ tutto perduto dunque? Qui termina il mio regno, la mia vita, tutto quanto ho costruito?”
Il soldato sentì un moto di compassione nei confronti di quell’uomo che per tutta la vita lui aveva ammirato. Non sopportava di vederlo così, lasciato solo da coloro che lo avevano osannato quando era salito al trono.
“Non tutto è perduto, mio Signore. La vostra famiglia possiede ancora un’arma imbattibile con cui potrete spazzare via i nostri nemici”
Il re inizialmente parve non averlo neppure sentito. Il soldato attese e dopo diversi istanti di silenzio l’uomo di fronte a lui tornò ad alzare il capo e a drizzare la schiena, puntandogli contro uno sguardo di nuovo fiero.
“Una speranza remota, mio buon Vincent, sai meglio di me che non vuole più avere a che fare nulla con noi”
“Ma è pur sempre una speranza, mio Signore. E, se mi permettete, la vostra ultima, Signore”
“Vai a riposare Vincent, hai fatto un buon lavoro, come sempre; spero di poter vivere abbastanza per poter ricompensare la tua fedeltà”
Quando Vincent uscì chiudendosi la porta alle spalle, Jorges Draakenthal, Lord della Pianura e signore di Lyssa si alzò in piedi e si avvicinò alla finestra. Il vento che entrò nella stanza quando aprì il vetro era gelido e portava l’odore aspro del mare in tempesta. Il fischio che lanciò venne catturato da esso e portato lontano fra le nubi incombenti. Bastarono pochi istanti e dal grigio tumultuoso che copriva il cielo si materializzò una figura che in un paio di battiti d’ali finì per posarsi sul davanzale di pietra.
Il piccolo drago emise un verso stridulo e si appollaiò sul braccio del suo padrone. Jorges gli accarezzò il capo con la mano libera, chiudendo poi la finestra.
Quando tornò a sedersi sul suo scranno il drago si spostò con un balzo sul tavolo dove si accucciò richiudendo le ali e continuando a fissarlo.
“Un’arma imbattibile…”
L’uomo grattò la gola del piccolo animale che socchiuse gli occhi ed emise una sorta di gorgoglìo di piacere.
“Se solo fossi stato io l’erede del Comando…”
Il vecchio lord vuotò il calice di vino in un solo lungo sorso, poi posandolo stancamente sul tavolo, riprese a parlare con il drago.
“Se tu potessi essere grande come i draghi di mia sorella, piccolo mio… ma la legge è legge, e nella nostra famiglia solo il primogenito eredita il Potere del Comando ai grandi draghi, sia esso uomo, donna, re o sacerdote. Agli altri rimane l’Empatia Animale che ci permette di avere amici come te” allungò il dito che la bestiola prese a mordicchiargli “che purtroppo sei un tenero cucciolo incapace di uccidere e distruggere”.
“Jenna se ne andò molti anni fa, quando suo marito venne ucciso durante un torneo. Lei disse che non era stato un incidente e che avremmo dovuto muovere guerra ai Greytower, ma gli dei sanno quanto non eravamo pronti ad affrontare quei ricchi bastardi. Allora come oggi.
Jenna se ne andò, piena di furore, portando con sé Argo e Zelda, gli ultimi grandi draghi che solo a lei dovevano ubbidienza. Figli di quegli stessi draghi che per secoli avevano difeso la nostra famiglia”
“Lei rinunciò alla sua posizione, ai suoi castelli e alla sua vita da nobile per ritirarsi nelle lontane foreste del nord a vivere sola come un’eremita. Noi invece siamo rimasti qui, in questo castello appollaiato alla rocca come un drago, anche se dei draghi ci resta ormai solo il nome, orfani di quel legame che aveva reso celebre la nostra stirpe”
“Non so neppure se Jenna sia ancora viva. Quando fuggì era una giovane guerriera, ma gli anni devono essere trascorsi anche per lei, più duri dei nostri in quei luoghi selvaggi. Se dovesse essere morta i draghi saranno fuggiti alle loro terre natie, oppure saranno morti con lei… e questo significherebbe la fine di ogni nostra speranza. Oltre che la fine della nostra stirpe”
Il piccolo drago emise un verso stizzito
“Hai ragione piccolo mio. Non c’è tempo per questi rimpianti da vecchio pentito. Il nemico è alle porte e l’unico modo per sopravvivere è che i draghi tornino a casa”.
Lord Jorges prese da un cassetto un foglio di carta, una penna e un’ampolla d’inchiostro.

Mia cara sorella,
ti chiedo di leggere queste poche righe prima di gettare la lettera nel baratro più profondo del nord.
Se riceverai questa mia missiva significa che sei ancora viva e di questo sinceramente mi rallegro, perché da troppi anni manchi al cuore di quel fratello che nonostante tutto ti ha amato molto.
Non è mia intenzione nascondere la vera natura di questa lettera dietro ad un’apparenza bugiarda.
Greytower sta muovendo verso Lyssa. Al suo seguito i vessilli di molti traditori del trono, compreso quello delle Isole Bianche.
Pochi giorni ci separano ormai dallo scontro che decreterà la nostra caduta e la fine del nostro regno.
Le forze pur consistenti del nostro esercito e di quelli dei nostri alleati non basteranno per difendere la città e i confini, senza draghi non abbiamo reali speranze di poter sopravvivere.
Per questo ti chiedo di spezzare il ghiaccio del tuo isolamento e di mettere da parte l’odio che provi per noi.
Il regno ha bisogno di te, la famiglia ha bisogno dei tuoi draghi, come primogenita dei Draakenthal hai dei precisi doveri nei nostri confronti e con questo messaggio ti invito a rispettarli.
Nonostante siano trascorsi molti anni io so che la tua sete di vendetta non ha mai trovato pace. Ora ti è offerta la possibilità di lavare nel sangue dei Greytower l’onta che ti fu arrecata quel giorno al torneo.
Con la speranza di rivederti presto, tuo fratello Jorges Draakenthal, Signore di Lyssa.

Quando l’inchiostro fu asciutto e le parole ormai impresse a memoria nella sua mente, Jorges arrotolò fra le mani il messaggio e lo inserì in una capsula di acciaio. Poi invitò il piccolo drago ad avvicinarsi e assicurò la capsula alla sua zampa.
“Ora vai, piccolo mio, trovala e riportala qui. Lei e i suoi draghi”
Il piccolo drago si lanciò con forza giù dal davanzale e le sue ali lo portarono presto lontano dalla torre.

La speranza era ormai scemata. Jorges Draakenthal fissava con occhi sbarrati i nemici che dal porto si riversavano attraverso le brecce aperte nelle mura dai lanci delle catapulte.
I nemici erano troppi e troppo forti e loro ormai erano indeboliti dalla fame, dalla sete e dalla mancanza di sonno.
“Mio Signore, voi perdete sangue”
Il re rivolse un amaro sorriso al soldato che era accorso al suo fianco “Tutto questo sangue non mi servirà sottoterra Vincent, posso anche versarlo sulle rovine del mio castello”
“I Greytower hanno sfondato la porta ovest, tra poco saranno qui, permettetemi di aiutarvi a fuggire”
“Fuggire? Fuggire dove? Fuggire per cosa Vincent? Sono vecchio e non ho avuto figli, non c’è nulla al mondo che sia mio tranne queste pietre. Se è così che hanno deciso gli dei è qui che mi troverà Greytower, qui che voglio morire”
Il soldato annuì “Allora io resterò con voi, mio Signore”
I due erano pronti, con le spade in pugno, per affrontare i nemici che presto si sarebbero riversati come insetti sulla cima della torre del re.
Ma per un lungo istante nessuno uscì dalla stretta scala.
Jorges lanciò con la coda dell’occhio una fugace occhiata al cortile in basso e vide che tutti avevano smesso di combattere “Cosa diavolo…?” il re si voltò verso la direzione verso cui erano puntati tutti gli sguardi.
“Vincent!”
Il soldato volse gli occhi al cielo, a nord “Mio signore quelli sono…”
“I draghi Vincent! E sono tre! Jenna ha risposto al mio appello!”
I tre draghi neri sfrecciarono sul castello come comete infuocate seminando panico e distruzione fra le fila dei nemici e fra le loro macchine da assedio.
Uno di essi, con precisi getti di fiamme, distrusse in pochi minuti le navi che avevano invaso il porto, gli altri due presero a volare in cerchio attorno alle mura uccidendo centinaia di nemici alla volta.
“Ma quella non è Jenna”
Il re riuscì ad intravedere una figura che cavalcava il più grande dei tre draghi. Era un giovane uomo dai lunghi capelli rossi, accesi e inconfondibili come i capelli di Lord Aaron, il defunto marito di Jenna.
Jorges si accasciò a terra, la schiena appoggiata al parapetto della torre e prese a ridere.
“Mio signore…” Vincent, preoccupato, fu subito su di lui
“Ora posso morire in pace Vincent, i draghi e il Potere del Comando sono tornati a reclamare il trono, il nostro regno è salvo”.