SENTIRE

Perché qualche volta non c’è più strada davanti.
<> di Robbie Williams.
Non mi sentivo così nostalgico da quando,
erano anni che non succedeva.
Questa canzone mi ha spezzato il cuore. È arrivata dentro.
Esco a farmi un paio di Sambuca. Alcool per alimentare i pensieri.
Nel bene e nel male. Che sennò s’intorpidiscono.
Poi ho voglia di sfinirmi. Poi non riesco a fermarmi.
La solitudine. Questa tremenda cosa. Siamo tutti soli.
Uscire a vedere il mondo da soli. Senza di te.
Questo mi fa stare male.
La sera andare al bar da solo. Ho paura di questo.
Perché qualche volta non c’è più strada davanti.
Poi mi intontisco mi alleggerisco, almeno un po’
e riesco anche a dormire.
Tutto sembrava bello all’inizio. Poi la vita ci ha spezzato.
Frantumato. Strangolato. Ci ha spezzato il cuore.
Mi manchi. Dio cristo quanto mi manchi.
Tutto muore. Non quel ricordo della gioia cui ti attacchi
e anche se lo sai che è falso. Quando tutto questo cominciò,
tutto sembrava più bello.
Poi m’hanno spezzato il cuore.
Poi sono passati anni.
Sono già passati anni col cuore spezzato.
Sono passati anni nel buio.
E qualche volta. Davvero non c’è più strada davanti.
Alcool soltanto per rilassarmi.
La vita che precipita.
Sembrava tutto bello all’inizio.
Questa è vita sofferta.
Quel bambino che io ero una volta che poi è morto.
Gli hanno spezzato il cuore e non è mai riuscito a reagire.
La vita sembra bella all’inizio.
La prima morte è col parto.
Fanculo la scuola. E ripetere e ripetere.
E ancora e ancora.
Mai stato uno studente brillante.
Sono una persona agitata.
Brame e voglie mi sconquassano.
La sera devo sfiancarmi o non riesco a dormire.

Lei giocava alla bambina cattiva. Viziosa vissuta e lussureggiante.
Non aveva mai vissuto niente e cercava di immaginarselo.
Con quell’aria da precoce.
La mia passione per lei diventò sconfinata.
Lei non se la sentì mai. Solo quando si perse, si avvicinò un po’.
Ma senza trovare forza e coraggio,
per spingere quel tasto,
che c’avrebbe devastato.
Così ci siamo devastati distanti, con altre cose e altre persone.
Sono passati dieci anni, forse ci pensiamo così tanto ancora intensamente.
Sono passati dieci anni, e non è cambiato niente.
Perché lei c’aveva quegli occhi cattivi,
che io desideravo così tanto,
così tanto fino al punto che un giorno capii bene,
io non mi sarebbe mai bastato scoparla e devastarla
di quella purezza che conservava in fondo nascosta:
io volevo essere lei.
Io volevo essere lei. La bambina cattiva.
Che gioca alla vita. Con le false pose di chi ancora,
non lo sa com’è che stanno le cose,
e quando non lo sai,
quando il vuoto lo riesci a tenere ancora lontano,
la vita riesci a godertela.

AUTORE – Livio D’Addario

  1. Sara left a comment on novembre 8, 2006 at 8:58 am

    Un flusso di pensieri malinconici come una sambuca bevuta al bar da soli. Immagine calzante.
    Ci sono altre belle immagini, anche se la velocità della lettura verticale dei continui “a capo” te le fa scorrere un po’ troppo in fretta davanti agli occhi.
    Non mi convince quel “lussureggiante”, mi stona lo “scoparla”, non capisco se quell’ “io non mi sarebbe bastato” è un errore o è voluto e perché.
    Nel complesso non male, trasmette emozioni.

  2. Venti left a comment on novembre 8, 2006 at 10:02 am

    Troppa punteggiatura, troppe andate a capo. La storia si frammenta in una miriade di piccole frasi, e le emozioni da trasmettere fanno la stessa fine.
    L’utilizzo ripetuto di quel “c'” e nel complesso di un linguaggio cosi’ strettamente “parlato” gli danno il colpo di grazia; la forza e l’aggressivita’ che dovrebbero dare alle sensazioni ed allo scritto che le trasmette annegano il tutto nel grezzo e nel volgare.
    Alcuni passaggi mi sono piaciuti, c’e’ del sentimento, di fondo. E’ tutto quello che sta sopra ad ammazzarmelo.
    Nemmeno a me convince appieno quel “lussureggiante”.

  3. Simone left a comment on novembre 8, 2006 at 3:16 pm

    Concordo con la Sara sul fatto che trasmetta emozioni e che nel complesso sia piacevole.
    Per quanto riguarda il linguaggio, un po’ volgare e gergale, trovo che ci stia. In fondo è uno scorcio di vita vissuta raccontata da una persona qualunque. quasi un flusso ininterrotto di pensieri.
    Il purismo di una scrittura “ottocentesca”, troppo grammaticata e strutturata stonerebbe maggiormente.

  4. Gabriele left a comment on novembre 11, 2006 at 12:19 pm

    Non è male, concordo con Sara che sia più un flusso di pensieri malinconico che un vero e proprio racconto. Per questo penso che gli “a capo” e la notevole punteggiatura ci stiano anche se alla seconda riga, forse dopo “succedeva” ci voleva una virgola e non un punto, così mi sembra un po’ mozza.
    Per il resto uno spaccato di vita vissuta piuttosto malinconico: sembra un blues o un grunge.
    Mai pensato di musicarlo? Anche se fosse come canzone sarebbe un po’ lungo.
    Ciao.

  5. Max left a comment on novembre 11, 2006 at 7:34 pm

    Mah… sinceramente è un modo di narrare che non apprezzo moltissimo, trovo che l’eccessiva frammentarietà renda difficoltosa la comprensione, alla fine ti resta solo un’impressione, e la percezione che ci sarebbe una storia da raccontare… che però non viene raccontata. Per cui alla fine rimane tutto un po’ lì sospeso e di conseguenza anche le emozioni suscitate rimangono tali.

  6. Eliselle left a comment on novembre 12, 2006 at 3:36 pm

    Flusso di pensieri che coinvolge. Benvenuto Livio.

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